martedì 3 agosto 2010

Gronda Nord: il nostro territorio non ha bisogno di cemento e asfalto


In riferimento anche alla lettera di Silvano Tavernaro apparsa sul Corriere delle Alpi il 28 luglio – in cui invita gli oppositori dell’Altanon a far sentire la loro voce anche sulla Gronda Nord - voglio proporre ai lettori alcune considerazioni personali.

Personalmente mi ritengo contrario a qualsiasi tipo di intervento che deturpi, danneggi o modifichi sostanzialmente questo nostro magnifico territorio, eredità dei nostri avi, da decenni preda di radicali e irreversibili trasformazioni antropiche, per la maggior parte costituite dalla costruzione di strade e quartieri residenzial-commerciali. La superstrada Fenadora-Anzù-Busche (incompleta su quest’ultimo tratto), le grosse lottizzazioni al Pasquer, al Boscariz e a Farra, i grandi complessi edilizi dell’Altanon, delle Torri e dell’area D’Amico, sono solo alcuni esempi di come il territorio feltrino sia stato oggetto di radicali interventi di modifica da parte dell’uomo e delle sue attività. Opere “faraoniche” che spesso non hanno tenuto minimamente conto della realtà in cui si andavano a intercalare e per le quali - al di là dell’importantissimo primario aspetto ambientale e paesaggistico - è importante valutarne anche l’effettiva utilità.

Non mi stuferò mai di sostenere che il nostro territorio non ha bisogno di nuove strade. Poiché si tratta di un modello che non porta da nessuna parte e che nessuna nazione seria in Europa sta portando avanti, soprattutto ora che le Dolomiti sono Patrimonio Unesco (si pensi anche alla polemica sul prolungamento della A27, altra grande mostruosità). Gli amministratori e i cittadini devono capire che la costruzione di nuove strade non allenta i problemi legali al traffico in una città, bensì serve solo a spostare parte del carico veicolare urbano in altre zone del territorio, distruggendole con asfalto e cemento.

A mio avviso, il vero futuro del trasporto urbano consiste nell’agire sui piani di mobilità, nel creare delle vere alternative di trasporto, incentivando e potenziando quello pubblico, sviluppando reti di piste ciclabili, al fine di disincentivare l’uso dei mezzi privati motorizzati nelle aree urbane che comporta solamente traffico e inquinamento.

Nella fattispecie della Gronda Nord, ho visto che contro questa nuova strada si sono schierati spontaneamente tanti cittadini, che ora sono pronti anche a fare ricorso (e qui voglio sottolineare come l’unico strumento per chiedere ai nostri amministratori un “cambio di rotta” su importanti decisioni locali sia il ricorso, segnale forse di una politica di governo del territorio poco apprezzata da parte dei cittadini).

I motivi per contestare la nuova strada, anche in questo caso, possono dirsi ben fondati e validi: nell’ultima versione di questo progetto ormai secolare, infatti, la nuova arteria attraverserà e tangerà porzioni di territorio già intensamente edificate, sottraendo e consumando ancora una volta grandi porzioni della nostra splendida terra. Ma soprattutto nascerà “monca”, senza un pezzo. Il mancato collegamento dell’opera con il Pasquer (che, dicono, avrebbe alleggerito via Rizzarda e via Bagnols sur Ceze, catturando il traffico di viale Pedavena per convogliarlo verso Belluno) renderà infatti completamente vano l’intervento prospettato - anche secondo un punto di vista favorevole al progetto - poiché il traffico sarà semplicemente spostato di qualche chilometro e, di conseguenza, andrà a congestionarsi all’altezza del nuovo sbocco. Allora perché spendere denaro pubblico per distruggere il territorio e creare un’opera incompleta, problematica e soprattutto considerata, da più parti, non necessaria?

È per questo che auspico che i cittadini interessati possano attivarsi su più fronti per opporsi al progetto, così come avvenuto per il piano Altanon. Inoltre invito tutte le parti interessate, amministratori in primis, ad una nuova, attenta e precisa valutazione sulle conseguenze di quest’opera che, a mio avviso, oggi come oggi non ha vero motivo per essere realizzata.

Riccardo Sartor
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1 commenti:

Fabrizio ha detto...

Condivido l'intervento.

Ma più che ragionare in termini di aumento della mobilità pubblica - che è una politica a breve termine -, io studierei le cause di mobilità. Sstare più fermi possibile. Avremmo già tante soluzioni.

Innanzitutto servirebbe una grande moratoria all'espansione urbana, ai centri commerciali, uno stop a periferie "a basso prezzo", e altri mostri di cemento, come l'Altanon.

Il paradigma dell'automobile che ti fa essere dove vuoi quando vuoi dovrebbe essere capovolto e ripristinato alla realtà dei fatti: l'automobile le distanze le crea, e con esse la distruzione del territorio.

Ciao.